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mercoledì 2 agosto 2017

Letti e riletti. Milena Milani


Era già un’idea nel 1947 ma La ragazza di nome Giulio fu scritto, assemblato e portato a compimento da Milena Milani tra il 1961 e il 1962. Il libro trovò un editore in Longanesi solo nel 1964. Milena Milani scrive in proposito: “Quella ragazza che portava un nome maschile, che aveva in sé un’insoddisfazione esistenziale perché era creatura incompleta, perché ricercava Dio, che voleva saper che cos’era il peccato e che infine approdava alla solitudine, ora esisteva nelle trecento pagine del libro e io timidamente lo consegnavo all’editore”. Intorno alla storia di Jules, orfana di padre, ruotava parte dell’Italia (in guerra e poco dopo) percorsa nel romanzo dalla protagonista e dalla madre. Accanto alla sua introspezione senza nessuna pietà per se stessa, c’era la società di quegli anni, guardata da Jules. Insieme alla libertà che Jules vedeva di continuo minata da quanto credeva di sé e degli altri, c’è stata la storia del processo a Milena Milani e all’editore Longanesi. Una vicenda che documenta anche in termini di linguaggio, l’ambiente in cui l’autrice irrompeva con un libro la cui compiutezza precorse talmente i tempi da essere completamente rimosso da quasi tutti gli immaginari successivi: censorei, femministi, rivoluzionari che fossero. Per non parlare della precocità dell’idea di fare ricerca letteraria entro la questione dell’identità di genere. Tutti gli scenari sociali e politici successivi albergavano con evidenza in quel precocissimo snodo puramente letterario creato dal talento di Milena Milani e da tutto ciò di cui venne accusata la scrittrice. 


Sentenza del 9 aprile 1966 riportata nell’introduzione (scritta dalla stessa Milani) all’edizione integrale del libro Newton Compton edito 1994: “Va stigmatizzata la chiave morbosamente patologica in cui viene prospettata questa storia che con fredda, ma artatamente protratta e sessuale interpretazione, riduce a squallida vicenda, senza alcuna necessità o finalità artistica, una tranche de vie di una giovane emotiva, quanto negata, apparentemente, all’amore, vero e proprio; avida di premature e smodate esperienze pseudo-amorose, incline ai deliranti sofismi e alle lubriche divagazioni di una follia che l’autrice si sforza vanamente di rendere credibile, o raziocinarle, o considerabile come studio psicologico, o interpretazione d’ambiente, o opera sociale con pretese culturali. Non compete al Tribunale compiere un esame estetico del libro perché per questo vi sono critici, recensioni e giurie letterarie. In questa sede si deve affrontare la questione se l’opera sia caratterizzata o meno, da una oscenità così rilevante secondo il sentimento comune e, in senso tecnico-giuridico, da soverchiare o offuscare ogni suo ed eventuale contenuto artistico, sì da far concludere che l’arte, nel libro, sia limitata a funzione di contorno e incorniciamento d’una interpretazione oscena, o invece gli episodi scabrosi siano in funzione solo accidentale e per effettiva necessità narrativa». «Il collegio è convinto della assoluta mancanza di qualsiasi particolare valore artistico, o letterario, o culturale del libro» «Comunque ogni eventuale pregio artistico e sommerso in una farragine confusa di episodi erotici, di rapporti carnali falliti o imperfetti sul piano pratico, ma inesistenti e inconcepibili in linea teorica. Il libro suscita nel lettore medio un senso di profondo scoramento morale, di ricorrente squallore umano»




"La ragazza di nome Giulio" è stato recentemente ristampato nelle edizioni ES, ma ancora in una collana erotica, a distanza di tanti anni. Cosa ne pensa?

MILANI: Ho esitato molto prima di accettare la proposta di questo editore di Milano, anche se pubblica edizioni bellissime. La ragazza di nome Giulio, a mio giudizio, dopo quel processo che sconvolse me e lei, come immagine, mettendo su entrambe l'etichetta di pornografe, può aspirare, deve aspirare a un capovolgimento totale, da parte di un editore valido e autorevole, di valutazioni. Scrisse Salvatore Quasimodo, premio Nobel: "Il bene e il male, l'amore e l'erotismo, il sesso e la sensualità morbosa. Chi può mettersi sulla cattedra e stabilire fra due poli, quale sia il negativo e quale il positivo nell'arte? L'amore della Ragazza di nome Giulio è un sentimento non solo intatto negli abbandoni volontari o no al sesso, ma è una forza tragica, una frattura-simbolo che se appare legata a una angoscia esistenziale ha un valore "presente" nella civiltà che viviamo".
(pubblicato il 25 giugno 2013)

da LA RAGAZZA DI ALBISOLA
MILENA MILANI intervistata da Alina Rizzi http://costruzionivariabili.blogspot.it/2013/06/milena-milani-la-ragazza-di-albisola.html


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