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giovedì 3 agosto 2017

La gnosi del distacco. Cristina Campo


Da Il mio pensiero non vi lascerò. Lettere a Gianfranco Draghi ed a altri amici del periodo fiorentino. Scrive Margherita Pieracci Harwell nella postfazione all’edizione Adelphi del 2011: "L’ultima Cristina – quella dei grandi saggi che chiudono Gli imperdonabili e delle grandi liriche da Missa Romana al Diario bizantino – è, come mi sembra bene ripetere in ogni occasione, legata alla fanciulla degli anni Cinquanta nel modo in cui le tavole di un polittico sono, il più delle volte, legate alla predella: chiaramente della stessa mano, ma “altre”. Se la comprensione della seconda parte dell’opera non può essere intera senza in discernimento della radice che ha in comune con la prima, quella profonda radice non si rivela, inconfondibile, che nel periodo in cui furono scritte le poesie pubblicate da Scheiwiller, il saggio Attenzione e poesia, e i densi paragrafi di Parco dei cervi. E si esprime con un candore che non conosce incrinazione, nelle lettere che qui si raccolgono, con il loro “gusto di latte: il latte dalla vita – latte di canna, latte di albero del latte, latte da libagioni sacre e funebri


”Souffrir pour quelque chose c’est lui avoir accordé une attention extrème.” (Così Omero soffre per i Troiani, contemplando la morte di Ettore; così il maestro di spada giapponese non distingue tra la sua morte e quella dell’avversario.) E avere accordato a qualcosa un’attenzione estrema è avere accettato di soffrirla fino alla fine, e non soltanto di soffrirla ma di soffrire per essa, di porsi come uno schermo tra essa e tutto quanto può minacciarla, in noi e al di fuori di noi. E avere assunto sopra se stessi il peso di quelle oscure, incessanti minacce, che sono la condizione stessa della gioia.
Qui l’attenzione raggiunge forse la sua più pura forma, il suo nome più esatto: è la responsabilità, la capacità di rispondere per qualcosa o qualcuno, che nutre in misura uguale la poesia, l’intesa fra gli esseri, l’opposizione al male. Perché veramente ogni errore umano, poetico, spirituale, non è, in essenza, se non disattenzione. C.C.        

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